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In provincia di Mantova scatta l'allarme Pac
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14 Novembre 2017


La programmazione Pac 2014-2020 è giunta esattamente a metà e, a partire dalla seconda parte del 2018, a Bruxelles prenderanno il via i lavori che porteranno, entro il 2019, a definire l’impostazione della futura Politica agricola comune. Impostazione che rischia di far arrivare in Italia, e di conseguenza anche in provincia di Mantova, molte meno risorse rispetto ad oggi. Il motivo? Il principio della “convergenza”, secondo il quale dovrebbe verificarsi uno spostamento di risorse dai paesi storici a quelli di recente introduzione nell’Unione Europea, o quelli in cui il valore dell’agricoltura è nettamente inferiore rispetto a quello italiano. I numeri chiariscono al meglio il rischio che potrebbe (il condizionale è d’obbligo) profilarsi all’orizzonte a partire dalla prossima Pac. Ad oggi in Italia gli agricoltori percepiscono in media 380 euro/ettaro di contributi, contro i 200 euro della Romania, i 220 della Polonia o i 250 dell’Ungheria. Il motivo? il valore dell’agricoltura nostrana, estremamente più alto di quello dei paesi in questione. Questi paesi però chiedono che gli aiuti Pac vengano parificati fra tutti gli stati membri, il che porterebbe il contributo a un valore medio di 280 euro/ettaro, una perdita enorme per l’Italia, quantificabile in oltre un miliardo di euro all’anno. E a Mantova, prima provincia agricola lombarda e tra le prime in Italia, tale decisione avrebbe un durissimo contraccolpo. Nel 2016 infatti sono stati 75 i milioni di euro arrivati grazie alla Pac, con un contributo medio legato ai terreni di circa 560 euro/ettaro, già notevolmente inferiore a quello che si percepiva appena tre anni fa, pari a 730 euro/ettaro, in grado di fruttare finanziamenti per un valore di 88 milioni di euro. Scendere a 280 euro/ettaro significherebbe passare da 75 milioni all’anno a poco più di 37 milioni, con una perdita di quasi 38 milioni di euro di contributi Pac: «Sarebbe una vera e propria mazzata – dice senza giri di parole Matteo Lasagna, presidente di Confagricoltura Mantova – per tutto il nostro sistema primario. Mantenere gli attuali livelli di contribuzione è strategico, ma questo non è un mero ragionamento egoistico, bensì una scelta vitale, in grado di far sopravvivere la nostra agricoltura».
 
La netta differenza tra l’agricoltura italiana e quella di altri paesi europei è ben esemplificata anche da alcuni dati ricavati da Eurostat. Il costo dell’energia elettrica in Italia è superiore del 50% rispetto a quello della Romania, del 55% rispetto a quello dell’Ungheria e del 25% rispetto a quello della Slovenia. Assai più caro anche il gas, che in Italia costa il 60% in più che in Romania, il 55% in più che in Ungheria e il 12,5% in più che in Slovenia. Percentuali un po’ più basse, ma comunque indicative, per quanto riguarda il costo del gasolio, che in Romania costa il 20% in meno che da noi, in Ungheria il 17% in meno e in Slovenia il 12% in meno. La differenza di valore del nostro settore primario si può calcolare anche osservando il costo medio del lavoro e il costo medio di un terreno agricolo. In Italia un’ora di lavoro viene a costare all’impresa 27,8 euro, contro i 16,2 della Slovenia, gli 8,6 della Polonia, gli 8,3 dell’Ungheria e i 5,5 della Romania. Stessa cosa per i terreni, che in provincia di Mantova vengono a costare 45.000 euro/ettaro contro i 16.000 euro/ettaro della Polonia, gli 11.000 euro/ettaro dell’Ungheria e i 10.000 euro/ettaro della Romania: «Sarà compito prioritario di Confagricoltura fare presente tutto ciò alla politica italiana – prosegue Lasagna – affinchè i nostri rappresentanti a Bruxelles siano consapevoli della posta in gioco. Quella che ci aspetta per la futura Pac è una vera e propria battaglia, che non riguarda solo gli imprenditori agricoli, ma tutta la collettività. Dobbiamo vincerla, per salvare un settore economico che produce ricchezza e cibo per tutti. Mantova poi è tra le eccellenze, con una plv (produzione lorda vendibile) che nel 2016 ha toccato quota 1,2 miliardi di euro, pari al 3% di quella nazionale, di 43,7 miliardi di euro. la Romania ha una plv di 11,9 miliardi, pur avendo una superficie agricola tre volte più grande della nostra».
 




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