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Quote latte, la Corte di giustizia Ue respinge il ricorso dell'Italia
News e comunicati ^
 
03 Novembre 2017


Torna di attualità, con un ulteriore provvedimento a livello comunitario, il tema delle quote latte, che stanno per giungere al termine del loro periodo di rateizzazione a tasso zero, approvato nel 2003 dall’allora ministro Alemanno (legge 119/03) con durata di 14 anni (la scadenza è fissata al 31 dicembre 2017). Con una sentenza pubblicata ieri, la Corte di giustizia Europea ha accolto l’impugnazione mossa dalla Commissione Europea, riguardante la proroga che il governo italiano aveva concesso per i pagamenti degli importi della rata del 2010. I termini infatti, originariamente fissati al 31 dicembre 2010 sia per la legge 119/03 che per la legge 33/09, erano stati fatti slittare al 30 giugno 2011 (al prezzo di 5 milioni di euro, pari agli interessi originati dallo slittamento stesso), per far fronte al periodo di grave crisi nel quale versava il settore lattiero caseario. Ebbene, tale slittamento nel luglio del 2013 era stato dichiarato illegittimo dalla Commissione Europea, poiché il nuovo sistema di rateizzazione avrebbe dato origine a un «aiuto di Stato nuovo, illegale e incompatibile con il mercato interno». La Commissione stessa dunque ordinò all’Italia di procedere al recupero di tutte le somme concesse ai produttori che avevano potuto usufruire dello slittamento, interessi compresi. Con ricorso del 30 settembre 2013, lo Stato chiese al tribunale Ue di annullare tale decisione e, nel giugno del 2015, tale ricorso venne parzialmente accolto dagli organi giudiziari comunitari. Cos’è successo dunque? La Commissione Europea ha poi impugnato la sentenza del tribunale Ue davanti alla Corte di giustizia e nella giornata di ieri la Corte l’ha accolta definitivamente, respingendo il ricorso dell’Italia e confermando la decisione di recupero degli interessi.
 
Ma qui nasce il problema, visto che «l’aiuto nuovo – si legge ancora nella sentenza – non è soltanto la modifica apportata dallo Stato membro a un regime di aiuti esistente, in violazione delle condizioni di autorizzazione di quest’ultimo, ma anche l’integralità del regime di aiuti quale modificato». Qual è il rischio allora? «Il rischio – spiega Daniele Sfulcini, direttore di Confagricoltura Mantova – è che si debbano pagare gli interessi calcolati a partire dal periodo di partenza della rateizzazione, vale a dire fin dal 2003. Ancora non si sa con che tasso di interesse però, che potrebbe essere del 5 o addirittura del 10% sugli importi versati. Al momento in ogni caso è impossibile sapere quali saranno i provvedimenti, dobbiamo attendere e vedere quali decisioni prenderà la Commissione Europea in merito alla questione. Di certo, se si dovessero pagare gli interessi fin dal 2003, sarebbe una stangata per il settore dell’allevamento di bovini da latte. Una beffa enorme per chi ha deciso di aderire alla rateizzazione e ha perseverato nel pagare le sue multe». Nel momento in cui era stata varata la proroga di sei mesi a fine 2010 «Confagricoltura si era detta contraria alla decisione – prosegue Sfulcini – perché non si conoscevano le possibili conseguenze giuridiche di tale manovra. Quanto deciso oggi dalla Corte di giustizia Europea non fa che confermare il nostro scetticismo in merito. Non vorremmo che gli allevatori che hanno voluto mettersi in regola aderendo alla rateizzazione venissero oggi penalizzati ulteriormente per questa assurda vicenda».          




Confagricoltura Mantova, Latte, Quote latte



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