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G7 agricolo: a Bergamo si parla di innovazione e futuro
News e comunicati ^
 
16 Ottobre 2017


«La vera sfida oggi è competere di più. È un obbligo per noi, che deve però essere accompagnato da misure efficaci di sostenibilità economica, legate soprattutto alla riduzione della burocrazia, un vero impedimento per i nostri imprenditori». Sono queste le parole del presidente di Confagricoltura Mantova Matteo Lasagna in chiusura del convegno di Confagricoltura “Coltiviamo l’Italia: innovazione e sostenibilità per la competitività delle imprese”, andato in scena nella splendida cornice di Villa Moroni, a Stezzano, nell’ambito del G7 agricolo organizzato a Bergamo. «Oggi – ha detto ancora Lasagna – in Italia l’1,33% del Pil viene investito in innovazione, ma è ancora troppo poco. Dobbiamo cambiare pelle in tempi molto rapidi, siamo ancora troppo indietro. L’Italia in questi anni ha le capacità di aprirsi nuovi mercati, ma serve una crescita della produzione, da nord a sud. È inaccettabile che un carico di arance che parte da Rosarno e uno che parte da Almeria, in Spagna, arrivino sul mercato con quasi 600 euro di differenza in costi di trasporto, a sfavore naturalmente del carico italiano». Il tema è stato rilanciato in maniera decisa anche da Maurizio Martina, ministro per le politiche agricole, ospite d’onore del convegno: «Il tema è cruciale – ha detto il ministro – migliori infrastrutture creano più redditività e rendono più competitiva l’impresa, sono tanti i settori che ce lo possono testimoniare. Il nostro obiettivo è che il 10% della superficie agricola nazionale venga coltivata con i metodi della precision farming». Martina ha poi illustrato altri passaggi di primaria importanza da affrontare nell’immediato futuro: «Cambiamenti climatici e revisione della Pac sono sul tavolo, così come la questione dei mercati aperti. Diciamo sì ad accordi con altri paesi, ma con regole forti di reciprocità e trasparenza. Chi fa suoi termini come dazi, barriere e dogane non sa di cosa sta parlando».

Interessante la riflessione del professor Andrea Segrè, docente di politica agraria internazionale e comparata all’università di Bologna: «Il primo tipo di sostenibilità è quello economico, quando buttiamo via un prodotto alimentare non ci rendiamo conto di quante cose stiamo gettando nel cestino, come l’energia necessaria per produrre quell’alimento o i kilowatt consumati per confezionarlo. Altro tema caldo è quello riguardante la genetica. Siamo già oltre gli Ogm, siamo al “genoma editing”. Ma tutto questo poi verrà accettato dai nostri organismi politici? Il problema vero è che molto spesso di queste cose parla chi non ne sa nulla, ma le risorse per cambiare ci sono. Serve un vero e proprio patto tra produttori e consumatori». E le risorse devono anche essere convogliate verso lo sviluppo tecnologico dei macchinari agricoli, come confermato da Massimiliano Tripodi, responsabile marketing di New Holland: «Prima la digitalizzazione era orientata ad un aumento della produttività, ora la sfida è la gestione dei dati. Dati che riguardano le macchine stesse, e che aiutano dunque a gestirle, ma che concernono anche le attività agronomiche, con informazioni preziosissime sulle rese o sull’irrigazione. Questa nuova visione ci sta portando verso un trattore del tutto autonomo, da usare in occasione di lavori ripetitivi o pericolosi».





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