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Vendemmia: terminata la campagna di raccolta 2017
News e comunicati ^
 
12 Ottobre 2017


Si è chiusa con dati altalenanti per quanto riguarda le rese e la qualità la vendemmia 2017 all’interno della provincia di Mantova. Il quadro finale è a macchia di leopardo, con gelo e grandinate che non hanno colpito tutti i comuni mantovani, mentre la siccità ha affondato i suoi artigli un po’ dappertutto. Per quanto riguarda le rese finali, le cantine di Gonzaga e Quistello hanno registrato un calo medio del 20%, con punte anche del 25% in alcuni casi. Gonzaga ha chiuso la raccolta con circa 22.500 quintali (quasi 8.000 quintali in meno rispetto al 2016, con una perdita che si aggira sui 324.000 euro), mentre a Quistello il dato finale è di circa 30.000 quintali, circa 12.000 in meo rispetto alla precedente campagna (perdita di circa 486.000 euro), già in calo a causa di peronospora e grandinate. A sorridere sono invece la cantina di Viadana, che con 6.400 quintali raccolti ha fatto registrare un ottimo +20% sul 2016, e la cantina dei Colli Morenici, che ha raccolto circa 10.000 quintali di uva (+2,5% rispetto all’anno scorso) e non ha risentito più di tanto dei danni derivanti dalle gelate e dalla grandine: «Il calo, per Gonzaga e Quistello, è stato sensibile – spiega Marco Formigoni, presidente della sezione vitivinicola di Confagricoltura Mantova – con il gelo che ha rovinato i vigneti nelle zone di San Benedetto Po, Quistello, Schivenoglia, San Giacomo, San Giovanni e Pegognaga, e la grandine che ha colpito anche la zona di Poggio Rusco e Ostiglia. La siccità poi ha fatto danni dappertutto, rendendo inutile anche l’irrigazione a goccia, sviluppata per ridurre lo spreco di acqua. Quando si arriva a tali livelli di carenza di piogge, non è sufficiente».   

Risultati divergenti da zona a zona anche per quanto riguarda la qualità delle uve, anche se in media «la vendemmia è andata bene – prosegue Formigoni – una stagione tutto sommato positiva. Dove non ci sono stati problemi con l’irrigazione la qualità è ottima, dove ciò non è stato fatto abbiamo riscontrato problemi per quanto riguarda il blocco della gradazione e della dimensione dell’acino. Il grado zuccherino in ogni caso c’è, a fine settembre abbiamo raggiunto la giusta maturazione fenolica».  Particolare quello che sta succedendo sul fronte dei prezzi. Essendoci meno materia prima sul mercato, i prezzi sono destinati a salire, e ciò è confermato dalle ultime quotazioni pubblicate dalla borsa merci di Mantova, con le uve Doc da Lambrusco che sono state quotate tra i 390 e i 420 euro alla tonnellata, contro i 360-390 euro/tonnellata dello stesso periodo del 2016. In crescita anche le uve Doc da Cabernet, quotate 560-600 euro alla tonnellata contro i 510-550 euro/tonnellata di un anno fa: «I prezzi in effetti non sono bassi, ma al momento si compra di meno, il minimo indispensabile per quanto riguarda il vino sfuso da imbottigliare, forse una strategia più cauta in attesa di prezzi ancora migliori. Se i prezzi si manterranno così anche durante l’autunno e l’inverno ci saranno infatti ottimi bilanci. Essendoci carenza di prodotti potremo avere aumenti anche del 30, 40 o addirittura 50% sulle uve in cisterna».
 





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