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Un terzo della soia mantovana rischia di scomparire
News e comunicati ^
 
06 Ottobre 2017


La soia mantovana è in pericolo. A lanciare il grido d’allarme è Confagricoltura Mantova, che riporta come le ultime normative emesse dalla Commissione Europea mettano a rischio un terzo della produzione provinciale. Il motivo? Il cambio dei regolamenti Pac per le aree a interesse ecologico del greening, che coprono obbligatoriamente il 5% della superficie delle aziende con più di 15 ettari di seminativo (in provincia di Mantova l’estensione media delle aziende a seminativo è di circa 20 ettari): «Le nuove norme comunitarie – spiega il presidente di Confagricoltura Mantova Matteo Lasagna – vietano l’utilizzo dei prodotti fitosanitari sia nelle colture intercalari che in quelle azotofissatrici nelle aree ad interesse ecologico, come la soia, il pisello, il fagiolo o l’erba medica. Ciò vuol dire che dal 1° gennaio del 2018 tali colture saranno soggette al divieto di diserbo e di trattamenti in generale, che imporrà un drastico cambiamento agli agricoltori che, fino a quest’anno, hanno utilizzato soprattutto la soia come azotofissatrice per i terreni. La coltivazione della soia in assenza di diserbo infatti è assai difficile».  Le conseguenze pratiche di questo provvedimento sono facilmente pronosticabili. Nel 2017 infatti in provincia di Mantova sono stati seminati oltre ventimila ettari a soia (dei quali, il 42% da parte di produttori di Confagricoltura). Di questi, circa 6.500 sono stati piantati in aree a interesse ecologico, e rischiano di sparire in seguito ai nuovi regolamenti comunitari.
 
«C’è il rischio di un vero e proprio tracollo della coltura – prosegue Lasagna – a causa di una modifica fortemente voluta dalle associazioni ambientaliste. Ciò dimostra come la commissione Ue ascolti più loro rispetto a chi dovrebbe rappresentare il mondo dell’agricoltura e dell’imprenditoria. Se la soia sparisce andremo incontro a seri problemi. Dov’è il ministero delle Politiche agricole?». La soia rappresenta una coltura fondamentale per le aziende mantovane, in primis per ragioni agronomiche, dato che a livello di rotazione è assolutamente miglioratrice delle rese dei terreni agricoli. In secondo luogo vi è un’importanza anche a livello zootecnico, dato che viene utilizzata come mangime per numerosi allevamenti. Non meno importanti poi sono le ragioni di carattere politico, visto che già oggi importiamo il 90% della soia di cui necessitiamo, e si tratta in gran parte di soia Ogm. Un’ulteriore mazzata potrebbe poi arrivare dal dato sulle rese dell’ultima campagna di raccolta: «La soia è stata la coltura che più di ogni altra in assoluto ha sofferto il gran caldo di quest’estate. Le rese saranno all’incirca inferiori del 20% rispetto alla media, per la siccità e le alte temperature appunto, ma anche per i numerosi attacchi da parte di parassiti come il ragnetto rosso, che hanno messo a dura prova i campi». I mercati al momento reggono. Dalle prime quotazioni arrivate dalla borsa merci di Milano anzi arrivano buone notizie, con la soia che, rispetto al settembre di un anno fa, ha fatto registrare un aumento di circa 10 euro alla tonnellata: «Mi auguro – conclude Lasagna – che i nostri produttori continuino a puntare sulla soia, una coltura che negli ultimi anni ha assunto un’importanza rilevante nel panorama delle seminative in provincia di Mantova».




Confagricoltura Mantova, Greening , Lasagna Matteo Presidente Confagricoltura Mantova, Soia



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