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Pioppicoltura e certificazione Pefc, incontro in Confagricoltura per un miglior reddito
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12 Settembre 2017


Importanti novità in vista per il settore della pioppicoltura. Poche settimane fa infatti la regione Lombardia ha pubblicato il bando Psr 8.1.01, dedicato al “Supporto ai costi di impianto per forestazione e imboschimento”, prevedendo per i produttori un contributo di 1.500 euro per ettaro in caso di impianto di cloni I-214 per il 50% della superficie, e di cloni Msa (ambientalmente sostenibili) per il restante 50%. Il nodo è rappresentato dal mercato, che richiede fortemente i cloni tradizionali I-214 e non vede ancora di buon occhio l’altra tipologia d’impianto, che presenta valutazioni inferiori anche del 20%. Chi vorrà accedere ai contributi Psr sarà costretto a rinunciare a parte del guadagno dunque? No, perché Api (Associazione pioppicoltori italiani), consorzio forestale Legno Ambiente e Confagricoltura vengono incontro ai produttori con la certificazione Pefc, che prevede, previa adesione al consorzio, la possibilità di impiantare per il 90% della superficie cloni I-214 e solo per restante 10% cloni Msa, con performance notevolmente migliori al momento della vendita del legname all’industria di trasformazione. Di tutto questo si parlerà giovedì 14 settembre alle ore 10.30 nella sede di Confagricoltura Mantova, in occasione del convegno “Pioppicoltura: le opportunità del Psr e della certificazione forestale”. Un incontro organizzato da Api e aperto a tutti, utilissimo per scoprire tutti i dettagli di questa operazione.
 
«L’Italia è la culla della pioppicoltura – spiega Fabio Boccalari, presidente di Api – da oltre settant’anni esportiamo conoscenze e bulbi, disponiamo di 140.000 ettari di pioppeti. Mantova fino a pochi anni fa era a quota 8.000 ettari, oggi ne abbiamo circa 6.000. I cloni tradizionali I-214 sono molto più richiesti sul mercato rispetto agli Msa. Al momento però siamo in una fase in cui c’è più domanda che offerta, i prezzi salgono e rischiamo di doverne importare dall’estero, con costi e inquinamento superiori». «L’opportunità fornita dalla certificazione Pefc – aggiunge Simone Lucchini, presidente del consorzio forestale Legno Ambiente – è da valutare seriamente. Aderendovi si hanno vantaggi importanti, con cloni maggiormente appetibili sul mercato. Ad oggi vendere un prodotto certificato non è ancora un valore aggiunto, in tal senso attendiamo un segnale positivo da parte del mondo della trasformazione. Il mercato del pioppo è molto frammentato, servirebbe un tavolo di dialogo tra produttori e industria».
 
I vantaggi economici in caso di certificazione sono evidenti. Un impianto da 260 piante I-214, vendute a 60 euro l’una, genera una plv (produzione lorda vendibile) superiore ai 15.500 euro. In caso di adesione al Psr senza certificazione, il 50% della superficie con i cloni I-214 genererebbe una plv di 7.800 euro, mentre la seconda metà, con cloni Msa vendibili a 48 euro l’uno, soltanto di 6.240 euro, per un totale di circa 14.000 euro, con una perdita di 1.500 euro. In caso di certificazione Pefc invece ecco che il 90% della superficie a I-214 (ipotizzando sempre un impianto da 260 piante) porterebbe a una plv di oltre 14.000 euro, con il restante 10%, con bulbi Msa, che invece porterebbe a una plv di 1.250 euro, per un totale di circa 15.200 euro di guadagno. La certificazione Pefc è al momento attiva in nove aziende in provincia di Mantova, per un totale di 130 ettari.       
 
 
 
 




Associazione pioppicoltori italiani, Confagricoltura Mantova, Consorzio forestale legno ambiente



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