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Maiscoltura: Soldi (Ami) all'attacco della classe politica
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04 Agosto 2017


Roberto Begnoni (pres. cerealicoltori Confagricoltura Mantova) e, a destra, Cesare Soldi (pre. Ami)
Roberto Begnoni (pres. cerealicoltori Confagricoltura Mantova) e, a destra, Cesare Soldi (pre. Ami)
«È in atto un disegno politico ben preciso, volto a danneggiare e far sparire la maiscoltura». È un attacco diretto, senza mezzi termini, quello che il neopresidente di Ami (Associazione maiscoltori italiani) Cesare Soldi ha lanciato dalla sede di Confagricoltura Mantova, che ha ospitato una riunione della sezione economica provinciale cerealicoltori. Soldi ha calcato la mano sulla condizione attuale del comparto: «Nel mondo il mercato del mais è in continua crescita – ha spiegato – tranne che in Italia. Nei prossimi dieci anni, grazie ai rivoluzionari passi avanti nelle tecnologie, potremmo rivoluzionare le coltivazioni, ma tutto questo da noi non succederà. Il motivo? Va ricercato in precise scelte politiche in atto nel nostro paese, che puntano a far scomparire il settore e che ci hanno portato nelle condizioni in cui siamo ora».
 
Condizioni che vedono un calo delle superfici del 30% nel periodo compreso tra il 2006 al 2017, con il passaggio da 1,38 milioni di ettari a 988.000, anche se gli ultimi dati parlano addirittura di meno di 800.000 ettari nell’ultima campagna. Anche il peso della Pac (Politica agricola comunitaria) per il settore è in forte calo. Se nel 2000 venivano garantiti 81 euro alla tonnellata, oggi siamo a quota 33 euro/tonnellata, e nel 2020 si arriverà a 29 euro/tonnellata: «La politica deve cambiare – spiega Soldi – e gli agricoltori dovrebbero addirittura chiedere i danni a chi ci ha ridotto in queste condizioni. Non abbiamo accesso ai nuovi strumenti tecnologici, come gli ultimi aspergillus in grado di contrastare le micotossine, che sono stati autorizzati in forte ritardo e in maniera del tutto inadeguata». A livello produttivo, le previsioni per il 2018 parlano (a livello globale) di un calo di circa il 4%, con l’Europa che dovrebbe produrre circa 64 milioni di tonnellate di mais: «In Italia vengono coltivate ancora varietà troppo antiquate, e per tale motivo calano le rese e le superfici. Ci troviamo dunque costretti a dover importare oltre il 50% del mais presente sul territorio nazionale, prodotto spesso Ogm, qualitativamente inferiore rispetto a quello nazionale e meno controllato».
 
La strada per il futuro è quella dello sviluppo dunque: «Tecnologie come Crispr (ripetizione di sequenze di Dna) o silenziatori genetici, delle quali abbiamo parlato anche al nostro “Food&Science Festival” – spiega il presidente di Confagricoltura Mantova Matteo Lasagna – rappresentano la via da seguire, nel nome di uno sviluppo in grado di garantire la crescita dell’intero settore».




Cereali, Confagricoltura Mantova, Uffici Confagricoltura Mantova



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