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Pomodoro, modificata la misura agroambientale 10.1 del Psr
News e comunicati ^
 
29 Maggio 2017


Tra la regione Lombardia e i produttori di pomodoro sta per scoppiare una piccola guerra. Il motivo scatenante è racchiuso nella modifica strutturale che la regione ha apportato alla misura agroambientale 10.1 del Psr, riguardante l’agricoltura integrata, vale a dire quella che comprende un basso uso di antiparassitari e fertilizzanti, che riguarda dunque perlopiù i produttori di orticole. Per un cambio nel regolamento base della misura, i produttori che hanno aderito al bando dello scorso anno rischiano ora di dover pagare forti penalità, se non di dover restituire addirittura l’intero finanziamento ricevuto.

Cos’è successo dunque? Il primo bando è stato aperto come detto lo scorso anno e prevedeva un impegno quinquennale basato su un vincolo di superficie. Ogni produttore aderente dunque aveva a disposizione un certo numero di ettari sui quali procedere con agricoltura integrata, e doveva mantenere la medesima estensione, potendo però far ruotare i terreni senza alcun tipo di limitazione. Il sostegno disponibile era molto interessante, circa 485 euro per ettaro, e ha fatto sì che in molti aderissero al bando. Ma da quest’anno tutto è cambiato. Con un vero e proprio colpo di spugna l’amministrazione regionale ha modificato il vincolo su cui si basava il bando, che è passato dall’essere di superficie all’essere su particelle specifiche, il che vuol dire che non sarà più possibile far ruotare i terreni, ma che quelli su cui si è scelto di applicare le misure di agricoltura integrata non dovranno più mutare per tutti i cinque anni di durata del bando: «Il produttore – spiega Corrado Ferrari, presidente della sezione pomodoro da industria di Confagricoltura Mantova – dovrà garantire la stessa superficie, senza modificare i terreni, con massimo il 15% di calo. Questa notizia scompensa tutto e crea grosse problematiche, perché c’è un vincolo diverso da quello inizialmente previsto e indicato in un documento emesso dalla regione». Un’altra grossa problematica è rappresentata dal fatto che la misura è retroattiva. Chi ha aderito al bando nel 2016 dunque si troverà a dover restituire parte di quanto ricevuto, se non tutto. Alla problematica sono interessati circa il 20% dei produttori di pomodoro della provincia di Mantova, con oltre 740 ettari coinvolti, per un totale di quasi 400mila euro che potrebbero letteralmente scivolare via dalle mani degli imprenditori interessati: «È davvero assurdo che chi ha già ricevuto i soldi li debba restituire – prosegue Ferrari – sono stati fatti diversi incontri tra Op e assessorato, ma da parte della regione al momento c’è un atteggiamento di totale intransigenza. Non capiscono che chi coltiva pomodoro cambia spesso terreni e aziende di appoggio, e questa decisione scompensa tutto il sistema delle rotazioni. Credo che confondano le misure biologiche con quelle di agricoltura integrata».

La soluzione che si prospetta all’orizzonte è una soltanto: «Se questa situazione persisterà procederemo per vie legali, la nostra provincia, assieme a quella di Cremona, è la più colpita, ma lo sono in parte anche quelle di Pavia e Brescia. Se è la regione ad aver sbagliato, non sono i produttori a doverci rimettere. Faremo di tutto per garantire sostegno alle decine di coltivatori mantovani interessati dal problema. Attendiamo nei prossimi giorni il parere dell’amministrazione regionale, poi agiremo di conseguenza».




Confagricoltura Mantova, Giovanni Fava Assessore regionale all'Agricoltura, Lasagna Matteo Presidente Confagricoltura Mantova, Pomodoro da industria, Regione Lombardia



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