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Etichette d'origine: novità in vista per riso e grano duro
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24 Maggio 2017


Proseguono le innovazioni sul fronte dell’etichettatura d’origine per gli alimenti, una strada fortemente battuta dal Ministero per le politiche agricole e verso la quale anche Confagricoltura Mantova si dirige con rinnovato impegno. L’ultimo passo compiuto riguarda il riso e il grano duro (per le paste di semola di grano duro), con le prime indicazioni sui nuovi decreti ministeriali arrivate da poco. I provvedimenti sono stati notificati alla Commissione Europea il 13 maggio scorso, e da quella data dunque decorrono i tre mesi per l’accettazione da parte della Commissione stessa.

Per quanto riguarda il riso, in etichetta dovranno essere riportati obbligatoriamente il paese di coltivazione del riso (dove è stato coltivato il risone), il paese di lavorazione (dove è stata effettuata la lavorazione e/o trasformazione del risone) e il paese di confezionamento. Nel caso in cui il riso sia stato coltivato o lavorato in più paesi europei o extra europei, anche in assenza di miscele, al posto del nome del paese è possibile utilizzare le diciture “Ue”, “non Ue” o “Ue non Ue”. Tale possibilità non è però valida per il paese di confezionamento. Per quanto riguarda il grano duro invece, le indicazioni obbligatorie in etichetta saranno il paese di coltivazione del grano e il paese di molitura (quello dove è stata ottenuta la semola di grano duro). Nel caso in cui il grano duro sia stato coltivato o molito in più paesi europei o extra europei, vale quanto detto per il riso. Se invece il grano utilizzato fosse stato coltivato per almeno il 50% in un singolo paese, si potrà usare la dicitura “paese di coltivazione del grano e altri paesi”, specificando se siano “Ue”, “non Ue” o “Ue e non Ue”, a seconda dell’origine. Per entrambi i prodotti, le disposizioni entreranno in vigore dopo novanta giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, in via sperimentale fino al 30 dicembre del 2020. I prodotti messi in commercio prima dell’entrata in vigore del decreto potranno rimanere sul mercato fino a esaurimento scorte.

Permangono però alcune perplessità su tali provvedimenti: «Per quanto riguarda il riso – spiega Matteo Lasagna, presidente di Confagricoltura Mantova – va detto che il Ministero ha scelto di non consultare le organizzazioni datoriali prima della stesura della legge. Qualora tutte le fasi della lavorazione fossero eseguite nello stesso paese, non sarebbe possibile indicare in etichetta “Italia” o “italiano”, come invece accade per prodotti come il latte e i suoi derivati. Sul fronte grano duro invece va segnalato che il decreto disciplina soltanto l’origine del grano e della farina, ma non la produzione della pasta e il suo confezionamento, impedendo di fatto di indicare la pasta come interamente italiana, chiudendo la filiera». In provincia di Mantova gli ettari coltivati a grano duro in questo 2017 saranno poco più di 8.000 (-10% sul 2016), mentre quelli a riso circa 1.260 (+1% sullo scorso anno). 




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