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Il clima mette a dura prova l'agricoltura mantovana
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12 Maggio 2017


Siccità perdurante interrotta poche settimane fa da abbondante pioggia, temperature al di sotto della media stagionale e addirittura gelate notturne che hanno messo in crisi le colture ortofrutticole mantovane. Il 2017 non è certamente iniziato al meglio dal punto di vista meteorologico per il settore primario della nostra provincia, che deve ancora fare i conti con un clima “pazzo”, che ha messo in difficoltà diverse colture all’interno della nostra provincia.

I primi mesi dell’anno sono stati caratterizzati da una grave siccità, con precipitazioni assenti, manto nevoso pressochè inesistente e bacini idrografici a livelli bassissimi rispetto alle medie del periodo. A risentirne di più, fa sapere l’ufficio tecnico di Confagricoltura Mantova, sono stati i cereali autunno-vernini (frumento duro e tenero, orzo), che almeno fino a Pasqua hanno sofferto per la mancanza di acqua: «In particolare – fa sapere il responsabile Massimo Battisti – le piogge sono mancate in una fase cruciale, vale a dire quella della pre spigatura, durante la quale le piante esprimono al massimo la loro potenzialità produttiva. Quest'anno non sono state in grado di farlo e si teme dunque un calo nelle rese per ettaro al momento della raccolta. La zona più colpita pare essere quella dell’Oltrepo, dove ci si aspetta un calo del 10-15% a livello di produzione». La pioggia poi è arrivata, con le precipitazioni dei giorni scorsi che hanno riportato le riserve idriche al di sopra del livello di guardia, pur trovandoci ancora, in Lombardia, sotto del 17,5% rispetto alla media del periodo, registrata negli ultimi dieci anni: «Ma l’abbondante acqua caduta – prosegue Battisti – ha impedito i regolari sfalci di prati ed erba medica, pertanto si temono ripercussioni sulla qualità del fieno». Assieme a siccità e piogge ritardate, un altro grave problema è stato (ma è ancora) il freddo, con le temperature che si mantengono al di sotto delle medie stagionali: «Tutte le colture hanno sofferto per le temperature non certo tipiche del periodo, in particolare mais e soia, che hanno visto la loro crescita letteralmente bloccata. Qualche settimana fa abbiamo assistito anche a pesanti gelate, che hanno messo in crisi i frutteti e i vigneti del Mantovano, con ingenti danni riscontrati da parte dei produttori».
     
Vediamo allora quali sono le intenzioni di semina degli agricoltori mantovani, ricavate dall’ufficio tecnico di Confagricoltura Mantova e stimate in base all’andamento climatico e a quello economico delle varie colture. In forte calo il frumento duro, che si ferma a 8.051 ettari (-10% rispetto al 2016) a causa dei prezzi al di sotto delle aspettative, e il pomodoro da industria (3.726 ettari, -8%), che sconta un accordo sul prezzo di raccolta che ancora fa infuriare i produttori. Chi ha deciso di rinunciare al frumento duro si è convertito al frumento tenero (18.898 ettari, +4%) e all’orzo (4.300 ettari, +3%), colture ritenute più affidabili al momento. In forte crescita in provincia di Mantova sono la barbabietola da zucchero (3.465 ettari, +10%), che è in ascesa dopo che gli zuccherifici hanno ripreso a garantire la raccolta del prodotto, e la soia (19.980 ettari, +9%), che può contare su ottime quotazioni e sulla spinta delle misure del Greening, che ne incentivano la semina. In leggera crescita anche il risone (Vialone nano), a +1% con 1.262 ettari, mentre restano sostanzialmente invariate le semine di mais (55.600 ettari, coltura più diffusa in provincia) e di erba medica (26.355 ettari, anche qui con ottimi incentivi dal Greening). È riapparso anche il girasole, che da tempo non si vedeva nei campi mantovani: «La nostra campagna – spiega il presidente di Confagricoltura Mantova Matteo Lasagna – non gode in questi primi mesi del 2017 di ottima salute, a causa di condizioni climatiche certamente inusuali. Assenza di acqua, temperature rigide e precipitazioni arrivate al momento sbagliato non ci hanno aiutato, ma le nostre aziende sapranno reagire come sempre hanno fatto a queste difficoltà. Invito, nelle scelte produttive, a non seguire troppo l’andamento dei prezzi, alquanto volatili. Prodotti che ora hanno quotazioni basse, tra qualche mese potrebbero vedere in rialzo il loro valore».  




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