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Carne rossa, consumi in aumento nei primi mesi del 2017
News e comunicati ^
 
06 Marzo 2017


Si apre un piccolo spiraglio di speranza per il settore della carne rossa, con il trend dei consumi, sia a livello nazionale che a livello locale, in crescita rispetto a un anno fa. A certificarlo è il “Rapporto Italia 2017” di Eurispes, che ha mostrato come le vendite di carne, nei primi due mesi del 2017, abbiano visto un incremento certamente inatteso. Se tra il 2010 e il 2016 i consumi erano calati per più del 13%, nelle prime settimane del 2017 la carne bovina fresca ha fatto registrare un aumento del 14%, seguita poi dai salumi (+10%) e dalla carne suina (+8%): «Possiamo confermare che una piccola ripresa c’è stata – afferma Elide Stancari, presidente della sezione economica allevamento bovini di Confagricoltura Mantova – con l’aumento dei consumi che è certamente legato al boom degli hamburger. Basti notare quanti locali che servono questo tipo di taglio siano stati aperti nei dintorni di Mantova negli ultimi tempi per capire di cosa stiamo parlando. Anche gli altri tagli, come costata o bistecca, vivono un momento positivo, ma non come gli hamburger.

Per quanto riguarda i prezzi invece, non tutto è rose e fiori: «Sono aumentati anch’essi, ma non come ci si aspettava – prosegue la Stancari – la razza Charolaise ha fatto registrare buone prestazioni, ma Scottona e Limousine, pur cresciute, non rendono ancora come previsto». Secondo i dati forniti dalla Borsa merci di Mantova, al 23 febbraio un vitellone da macello Charolaise tra i 380 e i 420 chili era quotato (a peso morto) tra i 4,250 e i 4,330 euro al chilo, contro i 4,100-4,180 registrati a inizio gennaio. Una scottona da macello razza limousine (da 301 chili in su) invece è passata dai 4,510-4,570 euro al chilo di gennaio ai 4,570-4,630 euro al chilo di fine febbraio. Mantova resta la prima provincia in Lombardia per la produzione di carne bovina, ma se nel 2000 si potevano contare 2.900 allevamenti, per un totale di circa 340mila capi, oggi ci ritroviamo con meno di 700 allevamenti, con una mandria complessiva di 250mila capi circa. Altissimo il numero di aziende che hanno chiuso, con un calo complessivo degli allevamenti del 76%.

Sul tavolo, in ottica futura, restano altre questioni aperte: «Sul fronte nazionale – dice la Stancari – dobbiamo puntare di più sulle politiche di settore, aumentando gli allevamenti di vacche nutrici per ridurre le importazioni dall’estero. Prioritario poi puntare su una corretta comunicazione del prodotto che vendiamo. A livello internazionale invece dovremo aspettare la nuova Pac, per capire come muoverci, e i nuovi trattati internazionali, come il Ceta, per vedere quanta carne entrerà dall’estero».
 
 




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