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Suini, la borsa merci di Modena dà ragione agli allevatori
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28 Dicembre 2016


Un allevamento di suini
Un allevamento di suini
«Dobbiamo incontrare gli allevatori, informarli correttamente e mettere in atto una strategia di condivisione. È assurdo non fare rete». Il messaggio è chiaro, e a lanciarlo è Stefano Salvarani, presidente della sezione economica suini di Confagricoltura Mantova. Il settore suinicolo ha vissuto una settimana problematica, dopo che giovedì scorso è uscito dalla Cun (Commissione unica nazionale) il primo non quotato, per volontà dei macellatori che avevano abbandonato la seduta: «Ci avevano offerto 1,61 euro al chilo come prezzo – prosegue Salvarani – abbiamo chiesto un aumento viste le buone condizioni del mercato e hanno interrotto la trattativa, uscendo dalla Cun e lasciando gli allevatori a fare la quotazione, per poi appoggiarsi sulla borsa merci di Modena». Ma Modena, nella giornata di martedì, ha dato ragione agli allevatori mantovani, proponendo un prezzo consono alle loro esigenze: «È stato confermato 1,640 euro al chilo come quotazione, per noi significa aver vinto questa battaglia dato che il nostro prezzo era quello più adeguato».

Ma la questione di certo non finisce qui, e Salvarani annuncia nuove mosse per evitare che in futuro si possa ripetere di nuovo questa situazione, dato che la Cun non è nuova a malfunzionamenti e intoppi: «Dobbiamo fare comunicazione, chi è a casa e non vive settimanalmente il mercato deve essere informato su quello che succede. Noi commissari Cun siamo impotenti perché i macellatori hanno la cassa in mano, e di conseguenza più potere. Quando escono dalla Cun, come una settimana fa, ci mettono poi in cattiva luce di fronte alla parte allevatoriale. Molti allevatori ascoltano soltanto i macelli, che cercano però di metterci gli uni contro gli altri per spuntare il prezzo al ribasso. Ecco perché dobbiamo mettere in atto una strategia di rete, è assurdo non averla ancora». Salvarani chiarisce meglio le proprie parole: «Nelle prime settimane del 2017 organizzeremo una grande riunione, dove saranno presenti le tre organizzazioni agricole e gli allevatori, non solo della provincia di Mantova, per tentare di mettere a punto una strategia e mettere a fuoco le nostre problematiche». Quello che Salvarani tiene a precisare è che «nessuno è mai stato e mai sarà costretto a tenere gli animali in stalla, ma è chiaro che bisogna avere un’offerta commerciale adeguata. Il prezzo uscito a Modena è una vittoria per noi, ma negli anni gli allevatori hanno perso la possibilità di fare trattativa, ci hanno portato a questo. Devono vendere i suini per sopravvivere, ma sono impotenti di fronte ai macellatori. Discutere sulle quotazioni è già un successo, e riduce il potere della parte industriale, ma c’è chi ha venduto senza sapere il prezzo».

Ma come viene vista la questione dal punto di vista dei produttori? A spiegarlo è Giuseppe Galuppini, che nella sua azienda di Casalmoro ha 300 scrofe a ciclo chiuso: «Ad oggi macellatori ed allevatori sono molto distanti – spiega – e per questo si è arrivati al non quotato di una settimana fa. Dopo il prezzo fatto da Modena i macelli pagano ora 1,64, un prezzo buono ma non bisogna tornare indietro. Nella Cun le cose non vengono fatte correttamente, la Commissione non funziona ma per scopi politici certe cose si fa finta di non sentirle». Per Galuppini serve poi «unità d’intenti da parte delle associazioni di categoria. Se per noi le cose vanno bene, di riflesso vanno bene anche per loro, non serve allora farsi continuamente la guerra, c’è il rischio poi che non ci rappresentino adeguatamente. Non pretendiamo di guadagnare più, solo di avere ogni settimana un prezzo reale. Mi auguro che l’incontro in programma a gennaio possa servire a riequilibrare la situazione».




C.U.N., Confagricoltura Mantova, Prezzi rilevati in Borsa Merci, Suini, suinicoltura



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