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Contenimento nutrie, la posizione di Confagricoltura Mantova
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09 Dicembre 2016


Ritorna in maniera prepotente all’onore delle cronache la questione delle nutrie, con una riunione operativa andata in scena pochi giorni fa a palazzo di Bagno, dove si è raccolto il tavolo provinciale di coordinamento per il contenimento e l’eradicazione sul territorio mantovano. Nella sede dell’amministrazione provinciale si sono riuniti sindaci, amministratori comunali, associazioni agricole e consorzi di bonifica del territorio, per fare il punto su una situazione che al momento vede oltre 700mila nutrie presenti sul territorio mantovano, con i conseguenti disagi e danni per il mondo agricolo.

Da parte del settore primario però «c’è una maggiore sensibilità – come spiega il vicedirettore di Confagricoltura Mantova Massimo Battisti, presente all’incontro – per una più attiva partecipazione alle operazioni di contenimento ed eradicazione. Di recente 1.200 agricoltori sono stati formati, con corsi organizzati dalla provincia, sull’intrappolamento e sullo smaltimento delle nutrie». Il dato è importante: in provincia sono circa 7.500 le aziende agricole, il che significa che circa il 16% delle imprese mantovane è abilitato per catturare gli animali. Un numero destinato certamente a crescere nel prossimo futuro: «In molti casi addirittura – prosegue Battisti – gli agricoltori sarebbero disposti a versare di tasca propria un contributo (si parla di un euro per ogni ettaro di terreno) per contribuire alle spese di cattura e di smaltimento delle nutrie».

Ma l’appello lanciato da Confagricoltura Mantova mira all’unità: «Queste iniziative non serviranno a nulla se i comuni non lavoreranno in sinergia. Al momento sono soltanto 29 su 68 a collaborare per la cattura delle nutrie, esempi virtuosi arrivano da Roncoferraro, che ha sviluppato un piano tutto suo, e Castel d’Ario, che in un anno ha rimosso 2.400 esemplari. Il singolo non può fare nulla, servono azioni coordinate tra le varie amministrazioni». L’obiettivo concordato dal tavolo di coordinamento è l’abbattimento di circa mille capi per ogni comune, per arrivare ad un totale di quasi 70mila nutrie in meno ogni anno: «Saranno poi i cittadini – dice ancora Battisti – a valutare l’operato dei comuni, valutando se hanno lavorato bene o male».




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