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Maiscoltura, i segreti per il rilancio del settore
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30 Novembre 2016


Il presidente di A.M.I., Marco Aurelio Pasti
Il presidente di A.M.I., Marco Aurelio Pasti
Rilanciare la maiscoltura italiana, con un occhio alla prossima riforma della PAC. Questi gli obiettivi dell’Associazione maiscoltori italiani (AMI), illustrati dal presidente Marco Aurelio Pasti nel corso di una partecipata assemblea di produttori tenutasi recentemente a Mantova, presso la sala riunioni di via Luca Fancelli. «Solamente dieci anni fa – ha spiegato Pasti – in Italia si contavano più di un milione di ettari investiti a mais. Oggi, non si arriva a 700mila, con il risultato che importiamo quasi la metà del nostro fabbisogno di cereale». Ma non è tutto. «Il mais importato, soprattutto da Paesi dell’est Europa e dal sud America - ha aggiunto il presidente dell’Associazione – viene pagato più del prodotto nazionale, perché, secondo commercianti e mangimisti, fornirebbe migliori garanzie sanitarie. Ciò determina, quindi, anno dopo anno, un decremento delle superfici investite a cereale, con un appesantimento sensibile della bilancia commerciale italiana». Le cause? Al riguardo, Marco Aurelio Pasti ha le idee chiare. «Sicuramente – ha detto il presidente dei maiscoltori - ha giocato un ruolo chiave la diminuzione costante dell’entità degli aiuti PAC (nel 1992 con la Riforma Mc Sharry in Pianura Padana si percepivano fino a 720 euro per ettaro, oggi invece mediamente 440 euro, greening compreso). Inoltre – ha proseguito Pasti – il clima umido tipico delle regioni padane ha causato spesso l’insorgere di infezioni fungine, causa delle varie micotossine, inficiando il livello qualitativo e sanitario della granella».

Quindi, qual è la ricetta per rilanciare la maiscoltura italiana? «Stante l’impossibilità per volere politico di utilizzare le sementi ogm, come il mais BT – ha detto Pasti – è necessario investire in nuove tecnologie capaci di bloccare le infezioni fungine. L’utilizzo di prodotti fitosanitari più efficaci di ultima generazione nei confronti della piralide e l’impiego di aspergilli antagonisti a quelli colpevoli dell’insorgenza delle tossine possono fare molto. Sul piano della politica comunitaria, invece, - ha aggiunto il presidente dei maiscoltori – sarà strategico che i produttori italiani e europei si coalizzino per chiedere una prossima PAC meno complicata e che conservi almeno le risorse finanziarie oggi vigenti. È necessario, in altre parole, fare lobby contro le correnti ambientalistiche europee che vorrebbero invece dirottare risorse sempre più importanti verso un’agricoltura verde. In questo senso – ha chiuso Pasti – l’adesione della nostra Associazione alla Confederazione europea dei produttori di mais potrà dare risultati positivi. Per questo motivo, l’AMI chiama a raccolta tutti i produttori di mais delle tre regioni maggiormente produttive, Lombardia, Veneto e Friuli – Venezia - Giulia».




Cereali, Confagricoltura Mantova, Massimo Battisti, Confagricoltura Mantova



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