COSTRUIAMO
UN FUTURO
FERTILE



A A A

Ecco il bilancio finale dell'annata agraria 2016
News e comunicati ^
 
02 Novembre 2016


Le superfici coltivate in provincia di Mantova
Le superfici coltivate in provincia di Mantova
CEREALI AUTUNNO-VERNINI
 
Prezzi in caduta libera rispetto a un anno fa per i cereali autunno vernini: sulla piazza di Mantova il frumento tenero perde 18 euro/tonnellata (-10%), il frumento duro 65 (-24%) e l’orzo 20 (-12%).
Le cattive performance dei listini sono solo parzialmente compensate da rese produttive discrete, attorno alle 6 tonnellate per ettaro per orzo e grano duro e anche di più, 6.5 tonnellate per ettaro, per il frumento tenero, comunque in linea con i livelli dell’anno scorso.
Dal punto di vista qualitativo, l’annata ha prodotto risultati piuttosto eterogenei. A detta dei molini, in alcuni areali della provincia si sono ottenuti valori soddisfacenti, mentre in altre zone gli standard non sono stati particolarmente eccelsi, con livelli proteici e di peso specifico che in molti casi faticano a raggiungere i parametri medi previsti dalle varie tipologie mercantili.
Certo è che le performance, alla luce dei prezzi dei prodotti, non bastano ad assicurare risultati positivi ai produttori. Infatti, considerando una produzione media di 6 tonnellate per ettaro, il frumento tenero perde rispetto all’anno scorso 108 euro/ettaro, il duro 390 e l’orzo 120.
 
MAIS
 
Il prezzo del mais nazionale, sul mercato di Mantova, è sceso da 165 a 162 euro/tonnellata (-1,8% rispetto al 2015), mentre quello extra Ue è salito di 5 euro/tonnellata, assestandosi attorno ai 195 euro/tonnellata, a +2,6% rispetto allo scorso anno. La differenza di prezzo tra mais nazionale e importato è passata dunque da 27 a 33 euro/tonnellata. Eppure, nonostante i costi più alti, le importazioni lievitano: Una situazione assurda. Il mercato non premia il prodotto nostrano, tra cui quello Mantovano, che anno dopo anno è sempre più sano, e predilige mais proveniente da paesi extra Ue, Ogm e con prezzi in continuo aumento. Le logiche dell’industria sono estremamente penalizzanti per noi, oltre che paradossali. In Italia sono vietate le semine di prodotti Ogm e poi ne vengono acquistati in grande quantità dall’estero».
Il contraccolpo si fa sentire pesantemente anche sulla nostra provincia. A Mantova quest’anno sono stati coltivati a mais 55.600 ettari, con un calo dell’8% rispetto al 2015. Una cifra ben lontana dal record di 70.000 ettari di quattro anni fa. Nella nostra provinciai la produzione per ettaro è salita del 10% rispetto allo scorso anno, raggiungendo in media le 12/13 tonnellate per ettaro. Dato questo favorito anche dalla stagione tutto sommato favorevole, con la pioggia caduta che ha permesso ai coltivatori di ricorrere meno all’irrigazione, abbattendo del 4-5% i costi di produzione: «Ma con costi di produzione ridotti – spiega Lasagna – calano di conseguenza anche i prezzi della materia prima, e alle attuali cifre con una soglia di 13 tonnellate per ettaro se si è fortunati si va in pareggio con le spese».
 
SOIA

In provincia di Mantova le quotazioni della soia sono in crescita del 4% rispetto a settembre-ottobre 2015, con il prezzo alla tonnellata che passa da 347 a 360 euro, frutto di una stagione produttiva che è andata decisamente meglio rispetto alla scorsa, sia dal punto di vista climatico che da quello delle malattie. Le due cose d’altronde viaggiano di pari passo, visto che un anno fa la produzione provinciale fu devastata dal ragnetto rosso, parassita che si sviluppa prevalentemente in condizioni di gran caldo e siccità, fortunatamente non verificatesi in occasione di questa campagna. Nel 2016 la produzione si è assestata in media sulle 4,5 tonnellate per ettaro, ma c’è stato anche chi è riuscito a superare le 5 tonnellate per ettaro. Tutto questo nonostante le superfici coltivate siano scese del 3% rispetto al 2015, assestandosi sui 18.400 ettari nel territorio provinciale. La tendenza mantovana è perfettamente in linea con quella nazionale, che ha visto un calo delle coltivazioni di soia circa del 4%.
I problemi, come sempre, arrivano al momento della vendita della materia prima: La soia estera Ogm è quotata ad oggi 370 euro alla tonnellata, vale a dire dieci euro in più rispetto a quella nostrana. È evidente come ancora una volta il prodotto nazionale, del tutto “Ogm free”, venga penalizzato e si faccia finta però di non vedere il problema. Siamo al solito paradosso, che troviamo anche per altre colture, nei confini nazionali è vietato coltivare prodotti modificati geneticamente, ma dall’estero ne acquistiamo in grande quantità, penalizzando i nostri produttori. La soia nello specifico arriva perlopiù dagli Stati Uniti o dal Sudamerica (Brasile e Argentina in testa), Paesi dove la coltivazione di Ogm è oramai all’ordine del giorno e che forniscono il 90% della soia presente in Italia, quasi tutta importata. I costi di produzione nel mantovano si aggirano sui 1.500 euro per ettaro. Se va bene, le spese si pareggiano.
 
RISONE

Aumento della superficie per il risone (+10%) rispetto ad un anno fa, ma male le produzioni, che perdono in media un 15% di resa per ettaro, soprattutto per la varietà Vialone nano. Meglio il comportamento del Carnaroli, che limita la perdita produttiva ad un -7%. Per quanto riguarda le quotazioni, pessime le performance della varietà Carnaroli (-24%), comunque negative per il Vialone nano (-4%) rispetto al 2015. Un’annata, quindi, negativa su tutti i fronti.
 
BARBABIETOLA DA ZUCCHERO

Crollo delle superfici a Mantova (-30%) a causa dell’incertezza sull’apertura degli stabilimenti, relegando ormai la coltura a una realtà di nicchia. Le produzioni di radici sono state ottime, meno bene la polarizzazione, inferiore al dato del 2015. Si registra un periodo di raccolta molto lungo, tanto che questo è terminato da pochi giorni. Di fatto, sono stati premiati gli estirpi precoci o medio precoci estivi con buone rese in zucchero, mentre gli estirpi autunnali, seppur dando elevate rese in radici, sono stati scarsi di polarizzazione e hanno imposto vari trattamenti fungini, con ricaccio di foglie ripetuti. Grosso punto interrogativo sul proseguo della coltura per la prossima annata.
 
POMODORO DA INDUSTRIA

Buona la qualità con un grado Brix in linea con le precedenti annate, in leggero calo la produzione. Comunque, tutto sommato un’annata moderatamente positiva per questa coltura da industria che a Mantova ha visto calare leggermente (-4%) le superfici, invertendo una tendenza di aumento che ha caratterizzato le ultime annate.
 
ERBA MEDICA E FORAGGERA

A Mantova le foraggere, soprattutto l’erba medica, sono la seconda coltura dopo il mais, con una tendenza di superfici in aumento, grazie alle politiche della Pac sull’inverdimento e gli aiuti specifici del PSR per la leguminosa. Discreta la produzione di foraggio per ettaro, male i prezzi, per chi vende foraggio, in calo del 13%. Oggi acquistare un quintale di medica costa appena 8 euro.
 
CARNE BOVINA

Mantova resta la prima provincia in Lombardia per la produzione di carne bovina, ma se nel 2000 si potevano contare 2.900 allevamenti, per un totale di circa 340mila capi, oggi ci ritroviamo con meno di 700 allevamenti, con una mandria complessiva di 250mila capi circa. Altissimo il numero di aziende che hanno chiuso, con un calo complessivo degli allevamenti del 76%. Anche sotto l’aspetto economico le cose non vanno come dovrebbero. I prezzi, rispetto al 2015, sono, infatti, calati del 10%, contribuendo in maniera decisa a mantenere il comparto in affanno. I vitelloni ad esempio, nelle ultime quotazioni della borsa merci di Mantova, erano pagati a peso morto 3,8 euro/chilo, contro i 4,2 euro/chilo di un anno fa. Senza l’aiuto dei premi comunitari dunque, il numero delle stalle ancora aperte sarebbe davvero prossimo allo zero.
 
CARNE SUINA

Annata in chiaroscuro per i suini da macello, che nell’arco di un anno riescono perfino a racimolare qualcosa come un +1,5% sulle quotazioni del 2015. Poco comunque, se si pensa che i costi di produzione sono in sensibile aumento, soprattutto quelli legati alle modifiche strutturali imposte dalle normative sul benessere animale. Ma a condizionare il settore sono le incertezze di una CUN suini da macello che non dà piena soddisfazione agli allevatori e una mancanza di programmazione che nemmeno il mondo dell’industria di trasformazione riesce a garantire. Il risultato, gli allevamenti sono in calo e sempre più allevatori pensano alla soccida.
 
LATTIERO-CASEARIO

Il settore lattiero-caseario vede all’orizzonte uno spiraglio di luce, dopo mesi di prezzi del latte e dei formaggi in ribasso o, nella migliore delle ipotesi, stabili. Il Grana Padano recupera sul 2015 qualcosa come un +3%; meglio il Parmigiano Reggiano che invece fa registrare un +15%. Tutto questo grazie alle politiche di contenimento dei due consorzi di tutela e soprattutto del buon andamento dell’export, anche se preoccupa non poco l’effetto Brexit sul valore della sterlina inglese, che perdendo valore, renderebbe più onerose le importazioni dagli altri Paesi e dall’Italia. Per quanto riguarda il latte per l’industria, soprattutto grazie alla frenata di produzioni che si sono registrate un po’ in tutta Europa nel secondo semestre del 2016, le quotazioni sono in rialzo: oggi si parla di prezzi intorno ai 34-35 centesimi al litro, con tendenza al rialzo, contro i 30-32 centesimi di soli alcuni mesi fa ma produrre un litro di latte costa non meno di 40 centesimi, per il comprensorio del Grana Padano, fino a 45 centesimi al litro per i territori del Parmigiano Reggiano. Insomma, si attendono, se possibile, nuovi rialzi.




Bovini da carne , Carne bovina, Cereali, Confagricoltura Mantova, Grana Padano, Latte, Meloni, Orzo, Parmigiano Reggiano , Pomodoro da industria, Soia, Suini, Vacche da latte



precedente: Prezzi rilevati in Borsa Merci.
successivo: Dal 13 dicembre obbligo di dichiarazione nutrizionale in etichetta


Internet partner: Omega-Net
[www.omeganet.it]

Art direction by: Fachiro Strategic Design
[www.fachiro.com]