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Carne bovina, allarme rosso per il settore
News e comunicati ^
 
31 Ottobre 2016


Un allevamento di vacche da carne
Un allevamento di vacche da carne
Calo degli allevamenti, diminuzione del numero di capi e, a dare il quasi definitivo colpo di grazia, brusca discesa dei prezzi tra un anno e l’altro. Il settore delle carni bovine sta vivendo, a livello nazionale e locale, una situazione di profonda crisi, e da tempo ormai si trova a dover annaspare per rimanere a galla. L’Italia resta sì il quarto produttore europeo di carne bovina, dopo Francia, Germania e Regno Unito, ma è anche il paese nel quale, nell’ultimo decennio, si sono ridotte maggiormente le macellazioni di capi (-24%).

Com’è la situazione nella nostra provincia? La fotografia del settore fornita da Confagricoltura Mantova non è delle più incoraggianti. Mantova resta la prima provincia in Lombardia per la produzione di carne bovina, ma se nel 2000 si potevano contare 2.900 allevamenti, per un totale di circa 340mila capi, oggi ci ritroviamo con meno di 700 allevamenti, con una mandria complessiva di 250mila capi circa. Altissimo il numero di aziende che hanno chiuso, con un calo complessivo degli allevamenti del 76%. Anche sotto l’aspetto economico le cose non vanno come dovrebbero. I prezzi, rispetto al 2015, sono infatti calati del 10%, contribuendo in maniera decisa a mantenere il comparto in affanno. I vitelloni ad esempio, nelle ultime quotazioni della borsa merci di Mantova, erano pagati a peso morto 3,8 euro/chilo, contro i 4,2 euro/chilo di un anno fa. Senza l’aiuto dei premi comunitari dunque, il numero delle stalle ancora aperte sarebbe davvero prossimo allo zero. Per non parlare poi del fatto circa il 50% degli animali allevati in Italia arriva dall’estero, con garanzie igienico-sanitarie molto più ridotte rispetto a quelle nazionali. Il comparto della carne bovina italiana infatti può vantare, sin dal 2000, un’etichettatura chiara (primo settore ad averla) e una filiera certificata in tutti i suoi passaggi: «Dal punto di vista sanitario – spiega Elide Stancari, presidente della sezione economica provinciale per la carne bovina di Confagricoltura Mantova – i nostri allevamenti sono molto controllati. Tutta la filiera lo è, in ogni suo passaggio, dall’allevamento alla vendita, passando per il trasporto e la macellazione. Confagricoltura Mantova darà vita poi a un progetto di certificazione sul benessere animale, ma ci tengo a dire che le nostre aziende rispettano già tutti gli standard». Ciò che ancora manca è una rimonta interna, che permetta così di diminuire le importazioni di capi dall’estero.

Come fare dunque per risollevare il settore? Confagricoltura ha stilato una lista di proposte di intervento. In primo luogo l’apertura degli aiuti eccezionali Ue al settore zootecnico e lattiero-caseario anche alla carne bovina, per sostenere metodi di allevamento estensivo (in modo da ridurre le importazioni dall’estero di animali da ingrasso) e misure di sostenibilità ambientale (nella gestione dei reflui e delle emissioni). Prioritaria poi la costituzione di un organismo interprofessionale, per avere una rappresentanza e una tutela dei componenti della filiera sempre crescenti. Tale strumento di dialogo sarà preziosissimo per coinvolgere nelle scelte operative anche la parte imprenditoriale. Tra i primi provvedimenti intrapresi, vi è l’avvio di campagne promozionali e di corretta informazione sulle proprietà nutrizionali della carne bovina, resesi necessarie dopo i recenti attacchi diffamatori apparsi sui giornali e in tv. Sul fronte della trasparenza di mercato poi, Confagricoltura ritiene necessaria la costituzione di una Cun (Commissione unica nazionale) anche per la carne bovina.




Carne bovina, Crisi di mercato, Stancari Elide, Zootecnia



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