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Il ddl caporalato รจ legge. Confagricoltura invita al blocco dei rinnovi dei contratti agricoli
News e comunicati ^
 
19 Ottobre 2016


Al lavoro nei campi
Al lavoro nei campi
È una vera e propria chiamata alle armi quella fatta dal presidente nazionale di Confagricoltura Mario Guidi ai vari presidenti provinciali, per una «pausa di riflessione nelle trattative per il rinnovo dei contratti di lavoro per gli operai agricoli e florovivaisti». Il motivo? La struttura del ddl sul caporalato, che al suo interno equipara gravi violazioni ad altre decisamente più lievi: «Si tratta dell’articolo 1 del decreto legge – scrive Guidi – che tratta con lo stesso rigore punitivo chi, con violenza e minaccia, sfrutta i lavoratori e li sottopone a trattamenti degradanti e disumani e quei datori di lavoro che invece assumono e assicurano regolarmente i propri dipendenti, ed occasionalmente incorrono in violazioni lievi e meramente formali della normativa legale e contrattuale». Per il presidente nazionale di Confagricoltura si tratta di una «previsione inammissibile e contraria ai principi generali del nostro ordinamento che rischia, paradossalmente, di essere controproducente, non prevedendo un’idonea gradazione della responsabilità di fronte a fattispecie sostanzialmente diverse, anche sotto il profilo della pericolosità sociale. La medesima norma peraltro fa riferimento anche a violazioni lievi e meramente formali di normative legali e contrattuali in materia di igiene, sicurezza, orario di lavoro e retribuzione».

Lo stop al rinnovo dei contratti dunque è arrivato, ma non ha rallentato l’iter della legge che, dopo aver ricevuto l’ok dal Senato, è stata approvata anche dalla Camera, con 346 sì, nessun no e 25 astensioni. Il ddl sul caporalato dunque è ufficialmente una legge dello Stato italiano, composta di dodici articoli: «Lo Stato risponde in maniera netta e unita contro il caporalato con questa nuova legge, attesa da almeno cinque anni – ha detto il ministro per le politiche agricole Maurizio Martina – ora abbiamo più strumenti utili per continuare una battaglia che deve essere quotidiana, perché sulla dignità delle persone non si tratta».

Cosa succederà ora dunque? «Margini di manovra per modificare la legge prima della sua approvazione è evidente che non ce ne siano più – spiega il presidente di Confagricoltura Mantova Matteo Lasagna – peccato, perché noi eravamo convinti che il ddl si potesse avallare fin da subito con le giuste modifiche. La pressione di alcuni sindacati, che hanno suggerito di inserire successivamente i nuovi passaggi, ha avuto la meglio». A Mantova la trattativa per il rinnovo del contratto provinciale, scaduto il 31 dicembre del 2015, era già avviata, ma con «ritardi e tempi dilatati – prosegue Lasagna – anche per il subentro di un contrasto tra datori di lavoro e Flai-Cgil, che ha portato alla ribalta mediatica una situazione come quella di Sermide. I rapporti dunque erano già tesi, e ora con il sì alla legge senza modifiche moltissime aziende della nostra provincia potrebbero trovarsi in una situazione di difficoltà. Questa presa di posizione nazionale ci vede assolutamente d’accordo, avevamo anche inviato una lettera a deputati e senatori mantovani, per sensibilizzarli sull’argomento e invitarli a verificare i commi da modificare».  




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