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Uova: a Mantova un terzo della produzione lombarda
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19 Settembre 2016


Un allevamento all'aperto di galline ovaiole
Un allevamento all'aperto di galline ovaiole
Numeri importanti quelli del settore delle uova all’interno della provincia di Mantova, la prima in Lombardia a livello produttivo. Numeri emersi dalla prima edizione di Expovo, la due giorni interamente dedicata al settore andata in scena a Cavriana e alla quale ha preso parte anche Confagricoltura Mantova, che tramite il vicedirettore Massimo Battisti ha fornito uno sguardo d’insieme sul settore e sulle sue future strategie commerciali.

Le circa settanta aziende produttrici mantovane, con 5.300.000 capi (il 31% del totale lombardo, che a sua volta copre il 17,6% del totale nazionale) e oltre settecento milioni di uova all’anno, rappresentano un terzo della produzione totale lombarda, che è di circa 2,3 miliardi di uova all’anno (il 18% della produzione nazionale, che raggiunge quasi quota 13 miliardi). A livello economico nella provincia di Mantova il comparto delle uova vale circa settanta milioni di euro, su un valore regionale complessivo di circa 236 milioni di euro, con trend in continuo aumento. Dati che si scontrano però con il trend nazionale, che vede i consumi diminuire dell’1,8%, a fronte di un aumento della produzione che si attesta su un +1,6%. Più prodotto e minore consumo non possono che portare a un calo dei prezzi, che difatti, sempre su scala nazionale, sono in picchiata del 25%. Gli allevatori avicoli italiani devono poi fare i conti con costi produttivi che, rispetto ai paesi al di fuori dell’Unione Europea, sono più alti del 15,4%.

In questo momento delicato è stata portata a termine una complessa ristrutturazione del settore, che ha fatto passi da gigante sul fronte del benessere animale (anche con corsi di formazione che hanno coinvolto tutti gli operatori) ma che è avvenuta senza alcun tipo di aiuto o contributo. Chi non ce l’ha fatta è stato costretto a chiudere, chi ha avuto la possibilità di investire si è adeguato alle principali norme europee e in molti casi è andato addirittura oltre, dando vita a numerosi allevamenti all’aperto, con una zona pascolo esterna nella quale gli animali possono stazionare, o convertendosi al biologico. Altro punto di forza del settore è il netto calo nell’utilizzo dei farmaci, perlopiù antibiotici, negli allevamenti. Il -40% del 2015 è un dato certamente significativo, che è stato ottenuto in anticipo di tre anni sul 2018, che era stato fissato come limite per il raggiungimento di tale soglia.

Tra le criticità maggiormente segnalate dagli allevatori del comparto come detto vi è quella di essere spesso abbandonati al proprio destino, essendo privi di sostegni Pac e tra i settori meno prioritari nei Psr. Investimenti e miglioramenti del comparto dunque sono stati fin qui raggiunti in totale autofinanziamento. Un ulteriore pericolo arriva dalle importazioni dai paesi extra Ue dell’est Europa, in aumento per i prezzi più vantaggiosi delle uova. Uova che attirano dunque l’industria, ma che presentano molte meno garanzie sanitarie rispetto a quelle prodotte nei confini nazionali. 

«Serve un netto miglioramento – fa sapere Confagricoltura Mantova – soprattutto a livello di istituzioni, affinchè il settore delle uova possa avere pari dignità rispetto agli altri, altrimenti il rischio è di smantellare il comparto. È prioritario uno sforzo comune, tra Ministero e produttori, per un marchio di qualità che renda riconoscibili i prodotti nostrani e che possa far tornare i consumi ai livelli raggiunti in precedenza, in modo da riequilibrare i mercati».




Confagricoltura Mantova, Galline Ovaiole



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