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Il futuro è bio. Confagricoltura: «Sempre più aziende pronte a fare il salto».
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05 Febbraio 2016


Difficile stabilire se sia il trend del momento o il prodotto di una crescita culturale. Di fatto, la domanda di cibo biologico cresce e anche il numero delle aziende iscritte al registro degli operatori bio della Regione Lombardia. L’anno scorso quelle mantovane erano circa 120, il 10% del totale lombardo. A fine 2015 molte altre, una quarantina, hanno aderito al metodo biologico. Si tratta prevalentemente di realtà attive nel settore dei seminativi (cereali), delle foraggere, ma anche nelle produzioni orticole e nella zootecnia (latte bovino). «Dietro questa scelta c’è una ragione precisa – spiegano da Confagricoltura – infatti Regione Lombardia con il PSR 2014/2020, tramite la misura 11, ha incentivato in maniera consistente le produzioni biologiche con premi che arrivano, per 6 anni, a 375 euro per ettaro per i seminativi, 600 euro per le colture orticole, 900 per frutta e vigneti, 125 per i prati stabili e 600 per le colture foraggere destinate all’alimentazione zootecnica negli allevamenti bio. Solo per quest’anno il Pirellone mette sul piatto 12 milioni. Gli incentivi però non bastano a spiegare questo massiccio passaggio, indissolubilmente legato anche ai prezzi. Si tratta quindi di scelte aziendali consapevoli dettate da un mercato che chiede sempre più produzioni bio e quindi da un crescente interesse da parte dei consumatori».

Per quanto riguarda i prezzi, ad esempio, sul mercato di Milano, un quintale di frumento tenero è quotato oggi 37,5 euro  (+87% rispetto al prodotto tradizionale), il frumento duro 40 euro (+50%), la soia 71 (+82%), il mais 31 (+77%). Le pere Abate quasi 1,5 euro/chilogrammo (+85%), le zucchine in serra 1,6 (+86%). Molto richiesto anche il latte biologico di vacca pagato 0,55 euro/litro, +57% rispetto al prodotto convenzionale.

«È bene precisare che chi fa il salto, oggi, fa una scelta prettamente economica e non ideologica – ha detto Carlo Visini, presidente dei produttori biologici di Confagri e titolare dell’azienda agricola ‘Cascina Lavacchiello’ di Asola – Circa una ventina di anni fa successe qualcosa di molto simile. Parecchie aziende passarono al bio ma, terminati i contributi, tornarono indietro. Che stia cambiando davvero la mentalità? Chissà. Il consumo di prodotti biologici, in Italia, è un po’ una moda del momento. Infatti noi esportiamo soprattutto in Germania, Francia e Paesi Scandinavi dove l’interesse per questa agricoltura c’era già una trentina di anni fa».

«Gli incentivi naturalmente aiutano – aggiunge Giacomo Guidetti, titolare dell’azienda agricola ‘La Cotogneria’ di San Giacomo delle Segnate, specializzata da oltre quindici anni nella produzione di erba medica, soia, grano tenero, mele e pere cotogne bio – L’auspicio è che in futuro i contributi vengano riconosciuti solo alle aziende 100% bio e non a quelle cosiddette miste. Anche perché sono le prime che sostengono i costi maggiori, per non parlare dei tanti, troppi oneri burocratici che appesantiscono la gestione aziendale».
 




Biologico, Confagricoltura Mantova



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