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Greening, Confagricoltura preoccupata: «Imprenditori confusi e ministero assente».
News e comunicati ^
 
10 Dicembre 2014


Potrebbe partire zoppa la nuova PAC. In particolare, Confagricoltura punta l’indice sulla mancata proroga per l'applicazione del greening, un insieme di norme che prevede il rispetto di pratiche decisamente complesse a cui le imprese, oggi, faticano ad adeguarsi. «Non siamo ancora pronti – sottolinea il presidente di Confagricoltura Mantova, Matteo Lasagna –. Sull’argomento c’è troppa confusione, mancano indicazioni chiare dal ministero. Insomma, serve più tempo». Le misure in questione, in sintesi, obbligano prima di tutto le aziende alla diversificazione delle colture, poi alla conservazione dei pascoli e dei prati e all'introduzione o alla conservazione di elementi naturali e di aree di interesse ecologico.

«Ma i ritardi nella predisposizione della normativa e dei provvedimenti applicativi, nonché le complesse modalità di attuazione del greening – continua Lasagna – rischiano di pregiudicare seriamente l'avvio della nuova Pac. Tramite Agrinsieme, il coordinamento che riunisce Confagricoltura, Cia e Alleanza delle Cooperative, abbiamo chiesto ufficialmente al ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina un differimento degli impegni di “inverdimento” o quanto meno una non applicazione delle relative sanzioni, ma non abbiamo avuto un riscontro positivo. Siamo molto preoccupati sulle ripercussioni che questo mancato slittamento potrebbe avere, i produttori temono di non riuscire a programmare le semine in modo consono agli adempimenti previsti dal greening».

Sono giustificate queste richieste di rinvio? Va detto, innanzitutto, che del complesso palinsesto del greening gli agricoltori hanno capito sicuramente che, quando si superano i dieci ettari a seminativo, è necessario diversificare le colture. Complice il positivo andamento stagionale dell’autunno: in Pianura Padana molti produttori legati tradizionalmente alla monocoltura del mais hanno optato per i cereali autunno – vernini e gli erbai autunnali, come la loiessa. In particolare, gli scenari agricoli padani sembrano cambiati rispetto a soli dodici mesi fa, con grano tenero, duro e orzo in aumento del 15% circa rispetto la scorsa annata. Ma anche le prossime semine primaverili parrebbero influenzate sensibilmente dalla norma della diversificazione delle colture. Le leguminose come soia, piselli ed erba medica, quest’ultima addirittura incoraggiata da alcune misure regionali del prossimo programma di sviluppo rurale, sarebbero nelle intenzioni di semina dei produttori in crescita di un 10%, ovviamente a scapito del mais, coltura che uscirebbe ridimensionata dalle norme sull’inverdimento. E qui nascono i problemi. Come detto, numerosi agricoltori hanno optato per incrementare le colture a semina autunnale, ma si tratta di scelte fatte al buio. A parte il numero delle colture e i loro limiti minimi e massimi - meccanismo pressoché assimilato dagli agricoltori - va detto che il ministero è in forte ritardo con l’emanazione delle norme applicative della nuova Pac, soprattutto del greening. Troppi gli interrogativi ancora irrisolti: come affrontare la questione delle azotofissatrici che il ministero non vorrebbe sulle zone vulnerabili ai nitrati? I terreni a riposo, sicuramente in aumento rispetto al passato, come dovranno essere gestiti? Le aziende con superficie predominante a foraggere avvicendate come erba medica e erbai sono escluse dagli adempimenti del greening?

«Gli agricoltori hanno bisogno di risposte – ha concluso Lasagna – A Mantova il greening sarà applicato su una superficie a seminativi di 150mila ettari, di cui 7.500 di aree a interesse ecologico, ovvero quelle con i vincoli maggiori. E il ministero dov’è?»


 





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