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Mais, prezzi in caduta libera: - 36% rispetto a due anni fa.
News e comunicati ^
 
27 Ottobre 2014


Mais amaro per i produttori agricoli mantovani. Se da una parte l’annata del cereale principe della nostra provincia (coltivato su oltre 65mila ettari) si è chiusa registrando ottime performance a livello quantitativo – in alcuni casi si sono raggiunte le 14 tonnellate per ettaro di granella, contro una media di 12 – e pochi inconvenienti riguardo la contaminazione di micotossine, il tutto favorito dall’andamento climatico; dall’altra, come rilevato da Confagricoltura Mantova, le quotazioni del prodotto sono precipitate al punto che, rispetto a un anno fa, il mais vale mediamente 155 euro/tonnellata, contro i 185 dell’anno precedente, con un calo del 16%. Rispetto a due anni fa, poi, la diminuzione del prezzo si attesta sul - 36%, considerato che a ottobre 2012 una tonnellata di granoturco era quotata 242 euro.

Ma non è tutto. Rispetto alla media dell’ultimo triennio (200 euro/tonnellata), le quotazioni attuali sono diminuite del 22,5%: un vero salasso per i produttori, compensato solo parzialmente dalle buone rese per ettaro. Inoltre, se pensiamo che nello stesso periodo i costi di produzione sono rimasti invariati, i conti sono presto fatti. Produrre un ettaro di mais in provincia di Mantova costa mediamente 2.150 euro per ettaro.  Al prezzo corrente di 155 euro/tonnellata, per pareggiare i costi è stato necessario aver prodotto almeno 14 tonnellate per ettaro. Diversamente, producendo meno, il produttore ha perso soldi, andando ad intaccare il contributo PAC che rimane ad oggi l’unica fonte di guadagno. A conti fatti, anche considerando una produzione media di 12 tonnellate/ettaro, con un calo di 30 euro/tonnellata rispetto all’anno scorso, la perdita per ettaro è stata di ben 360 euro.

Dati che fanno riflettere i cerealicoltori mantovani che - per le prossime semine - guardano con più attenzione ai cereali autunno-vernini perché produrli costa meno. In particolare, il grano duro registra incrementi di prezzo attorno al 20% rispetto a soli dodici mesi fa, grazie soprattutto a un rinnovato interesse da parte dell’industria molitoria per il prodotto proveniente dal Settentrione, considerato di qualità costante e facilmente reperibile. Le principali industrie della pasta sono infatti localizzate nel nord Italia.







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